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Come si genera l’informazione?

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È diffusa la convinzione che in politica non si possa essere sinceri, spesso si dà per scontata la menzogna sia per chi governa, sia per chi è all’opposizione. Eppure nessuno esita a riconoscere il diritto del cittadino a notizie veritiere e affidabili. In ogni caso, indipendentemente dall’attendibilità della notizia, c’è sempre una scelta importante da fare a monte: quale notizia diffondere?

Di fatto scopriamo che giornali, radio e TV hanno quasi sempre agende molto simili, difficilmente compaiono informazioni diverse, ognuno racconta le stesse cose, permeandole delle proprie convinzioni e sensibilità. La fattispecie però rimane sempre la stessa. Da dove viene tanta uniformità? Sembra quasi che esista una regia unica, dietro le quinte, che governi tutta l’informazione, non solo nazionale, ma addirittura in tutto il mondo occidentale.

M. Foa, in “Gli Stregoni della Notizia”, sostiene che le fonti delle notizie siano le istituzioni. Le agenzie e i circuiti televisivi internazionali ne attuano la selezione, prima che i media nazionali possano riceverle. Di qui poi passano ai grandi giornali nazionali e alle piccole e medie TV. In pratica al lettore arriva ciò che è già stato selezionato, riveduto e corretto, lungo i diversi passaggi della piramide dell’informazione, dall’alto verso il basso. Leggiamo, ascoltiamo e vediamo solo quello che si vuole che venga letto, ascoltato e visto. Questo è certo.

E’ chiaro che gli interessi degli editori giocano un ruolo non secondario in questo processo. Si aggiunge anche in loro il terrore di mancare una notizia che gli altri media invece diffondono a gran voce. Questo li spinge a non trascurare le selezioni delle agenzie e delle televisioni nei livelli più elevati della piramide.

Una selezione preventiva di questo tipo pone subito il problema che il cittadino, in queste condizioni, non può mai effettuare una valutazione autonoma sull’importanza di una certa notizia. C’è già chi lo fa per lui e ha anche facile gioco per propinargli ciò che gli fa più comodo, scartando o minimizzando il resto. Ne segue che è un errore credere che si possa arrivare alla verità attraverso i media ufficiali, sia pure confrontando diversi mezzi di diffusione per la stessa informazione. Non è scontato e la pratica lo dimostra quotidianamente.

Se si decidesse di passare sotto silenzio la situazione di un politico corrotto che ne ha combinate di cotte e crude ed è sfuggito alla galera perché ha abilmente e ripetutamente sfruttato la prescrizione, quest’uomo rimane tranquillo e continua anche a delinquere e a beffare la giustizia del tutto indisturbato, finché la legge sulla prescrizione non viene cambiata. Se poi si volesse sostenerlo anche in politica, punterà al successo come se nulla fosse accaduto.

Ma se si stabilisse di bruciare un politico che ha solo ricevuto un avviso di garanzia, magari per un atto dovuto, basta massacrarlo mediaticamente per metterlo sulla graticola.

Se si volesse invadere un territorio, si dovrà scegliere se far passare l’immagine di soldati all’assalto con bombe e mitra spianati o invece ricorrere ad ospedali strapieni di poveri civili massacrati dai bombardamenti dei cattivi.

In quest’ottica si pongono eventi che nel mondo esistono da sempre e di cui tutti hanno nozione, ma che all’improvviso vengono alla ribalta, invadendo social e media per un po’ di tempo. In quel momento si costruisce strategicamente un obiettivo che serve o a distrarre l’opinione pubblica o a giustificare una guerra o a creare consenso. L’importante è agire sull’emotività del lettore per sollecitare i sentimenti più propizi. Questa stessa logica si attua anche in politica.

Nel febbraio del 2011 Mario Monti fece un discorso che rimase una pietra miliare nella storia economica italiana, il video dell’intervista è disponibile su YouTube ed è accessibile a tutti. Sostenne, con una freddezza imperturbabile, che l’Italia, come l’Europa, aveva bisogno di una grave crisi per indurre la popolazione ad accettare i sacrifici necessari per le riforme neoliberiste e la cessione di sovranità all’Europa. Spiegò anche che poi, all’uscita dalla crisi, sarebbero rimaste consolidate le riforme di legge intanto approvate e quindi anche i passi avanti fatti verso la cessione di sovranità a favore dell’Europa.

Attuò i suoi propositi da presidente del consiglio dei ministri con una finanziaria di 40 miliardi, con anche la riforma Fornero. Furono lacrime e sangue. In un’altra intervista, pubblicata nel luglio del 2015, dichiarò apertamente che la soluzione per ridurre l’alto tasso di disoccupazione era, secondo lui, di favorire l’esodo dei giovani verso l’estero. In questo la forte diffusione della casa di proprietà delle famiglie italiane sarebbe stato un disincentivo perché i giovani rimangono per questo più legati alla famiglia di origine e riducono la loro disponibilità alla mobilità.

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