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Quando sapremo se il Mose funzionerà in tutte le condizioni di marea?

Sei miliardi e mezzo per un’opera mastodontica che non si sa ancora se potrà risolvere il problema dell’acqua alta di Venezia.

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Domanda – Voi sostenete che il progetto del Mose soffra di una grave irregolarità di principio che inficia tutto il progetto alla partenza, di che cosa si tratta?

Il Consorzio Venezia Nuova, formato da aziende private contitolari della concessione per la costruzione del Mose, ha sempre portato avanti il progetto in assoluta chiusura autoreferenziale, rifiutando confronti e discussioni di merito. A conferma del nostro intento divulgativo, riteniamo doveroso fare conoscere la prima grave anomalia, riguardante l’inosservanza dei principi sostanziali sanciti dalle “Leggi Speciali per Venezia”.

Dopo la grave alluvione del 1966, fu emanata una serie di Leggi Speciali per Venezia che aveva avuto lo scopo di salvaguardare la città e la sua laguna. La prima fu la L. n° 171/73 a cui seguirono, tra le più importanti, la L. n. 798/84, e le successive. Definirono, nel loro complesso, gli obiettivi strategici, le procedure per realizzarli, i costi e le competenze dei diversi soggetti istituzionali coinvolti.

Le “Leggi Speciali per Venezia” prevedono, per i progetti riguardanti la città e la laguna, “una realizzazione graduale, sperimentale e reversibile”.

Questi requisiti stabiliscono che la costruzione dell’opera debba procedere per gradi, ciascuno verificato con prove ed esperienze adeguate, prima di passare al grado successivo. Nel caso fossero insorti problemi durante la sua realizzazione, tali da rendere non più conveniente, rischiosa o dubbia la sua prosecuzione, si sarebbe dovuto poter tornare indietro, riportando le bocche di porto allo stato iniziale.

Queste tre caratteristiche avrebbero permesso di correggere, o addirittura di bloccare l’opera, prima che la spesa avesse assunto dimensioni sproporzionate, realizzando quindi una sostanziale verifica costi-benefici durante tutto il suo sviluppo. L’insorgere di problemi, non previsti in fase di progettazione, e di gravi difetti nelle strutture e negli impianti, durante la realizzazione, avrebbero potuto trasformare l’opera in un pozzo di spesa senza fondo, a fronte dell’incertezza sulla sua capacità di risolvere il problema dell’acqua alta a Venezia.

Si era anche voluto evitare che si raggiungesse il punto di non ritorno, in cui avrebbe potuto prevalere l’opinione di mandare comunque avanti la realizzazione dell’opera, rinviandone, a cose fatte, la verifica di funzionalità e di sicurezza.

I tre requisiti fondamentali della buona ingegneria sono stati, a nostro giudizio, completamente e consapevolmente disattesi, in modo clamoroso e impudente.

Il Mose è costituito complessivamente da 78 paratoie, alloggiate ed incernierate su altrettante sedi in calcestruzzo (i cassoni di alloggiamento) appoggiate sul fondo di una trincea scavata nel fondale di ogni bocca di porto, compattato con numerosi pali di fondazione, uno accanto all’altro, come le basi degli edifici storici veneziani.

Quando arrivano maree eccezionali, è previsto di sollevare le paratoie, immettendo nel loro interno aria compressa che va a sostituire parzialmente l’acqua contenuta. Le paratoie così sollevate creano uno sbarramento che si oppone all’entrata in laguna del flusso della marea.

Questo sistema è fisso e inamovibile, perché ogni unità di calcestruzzo comunica con le altre attraverso dei tunnel nei quali sono installati gli impianti per il funzionamento delle paratoie. È assolutamente impossibile rimuovere una unità di calcestruzzo, anche solo per effettuare eventuali interventi, perché si provocherebbe l’allagamento totale dei tunnel e la perdita dell’intero sistema.

Pertanto il Mose non presenta le caratteristiche richieste dalle Leggi Speciali di gradualità, di sperimentalità e di reversibilità, senza dare l’assoluta certezza che possa funzionare, per salvare Venezia dall’acqua alta. Dimostra inoltre sin d’ora che i costi di manutenzione saranno elevatissimi. Potrà essere messo in funzione e verificato solo quando sarà completamente terminato e non potrà più essere rimosso dal proprio sito.

Ben presto la crescita vertiginosa dei costi, non fermata in tempo, ha portato al punto di non ritorno. Ignorando le criticità palesatesi, i responsabili trovarono il modo di sconsigliare il suo abbandono, inducendo le autorità a portare l’opera comunque a termine, dando per scontato che funzionasse.

Le condizioni che avrebbero dovuto indurre i responsabili a rivedere tutto il progetto sotto una nuova luce, prima di raggiungere il punto di non ritorno, sono le seguenti:

  1. Il Mose manca di gradualità, di sperimentalità e di reversibilità.
  2. Presenta gravi carenze progettuali, che non consentono di assicurarne l’efficacia e la sicurezza in tutte le condizioni di marea e di onda previste dal progetto.
  3. I suoi costi sono saliti alle stelle, molto al di sopra di quanto era stato previsto all’inizio, e tale crescita non sembra destinata a fermarsi per il futuro. Se completato costerà almeno sei miliardi e mezzo di Euro al posto del miliardo e ottocento milioni, previsto inizialmente. Richiede anche immense spese di manutenzione: un vero e proprio grande affare, per i progettisti e per i costruttori; ma quel che è peggio è che non si è ancora sicuri che possa funzionare in tutte le condizioni di marea e di onde previste dal progetto, soprattutto quando si verificano le acque alte con valori estremi.
  4. È di una complessità impiantistica esagerata, è di difficile gestione e manutenzione, con incognite di carattere tecnico e operativo che ancora oggi non sono state risolte. Tutto questo comporterà ulteriori aumenti di costi.
  5. Continuano a verificarsi difetti e malfunzionamenti che richiedono interventi anche molto costosi.

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Tutti questi punti sono stati esaminati con attenzione con domande/risposte precise che ci riserviamo di pubblicare nei prossimi numeri della nostra rivista. Lo scopo è di dare una visione il più possibile completa delle caratteristiche e dei problemi della grande opera.

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