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Oligarchia e populismo

Alcune riflessioni su:
“La maschera democratica dell’oligarchia” di Canfora – Zagrebelsky

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Ora che siamo entrati consapevolmente nella post-democrazia, ci siamo resi conto chiaramente che la democrazia è solo un’utopia; ormai è evidente per tutti, basta avere il coraggio di guardare la realtà per quella che è. La nostra costituzione aveva impostato un sistema di pesi e di contrappesi destinato a garantire il mantenimento della libera espressione politica del popolo, di fatto le lobby e i mass media hanno preso gran parte del potere e puntano a dominare la politica nazionale e internazionale.

La classe politica, quella delle istituzioni, non riesce più a mediare con equità gli interessi di tutti cittadini, con il risultato lampante che aumenta il divario tra ricchi e poveri; l’incertezza e la precarietà dei più dilaga e sbocca nel malcontento, nella rabbia, nella sfiducia verso la politica. Le astensioni al voto sono preoccupanti e una parte sempre più consistente dei votanti si sposta più facilmente da un partito all’altro.

Questa massa, priva di una propria rappresentanza, che i partiti non riescono ad agganciare stabilmente, si presta ad essere intercettata dai mezzi d’informazione traboccanti di spin doctor, all’uopo ingaggiati dalle lobby, con lo scopo di procurare consensi ai gruppi politici a loro favorevoli. È un meccanismo perverso che squalifica la politica, che finisce per allontanare da essa anche l’elettorato più consapevole.

Con Habermas possiamo dire che la modernità non ha mantenuto le promesse fatte perché, l’accettazione della funzione dello Stato e del mercato non basta da sola a garantire la salvaguardia dei diritti democratici, come invece alcuni filosofi conservatori sostenevano. La modernità non ha mantenuto fede alla promessa di liberare i soggetti non solo dalle catene dell’ignoranza, ma anche dal dominio sociale derivante dal ricatto quotidiano dell’incertezza del proprio futuro. E così anche questa linea di pensiero ci induce a scontrarci con la post-modernità, con la post-democrazia e con il neoliberismo.

Zagrebelsky fa notare che la democrazia oggi è fuori discussione, è un postulato accettato sempre da tutti che serve a legittimare il potere ma rimane una locuzione retorica vaga che non declina le sue componenti molteplici, con i loro veri significati. Aggiunge poi che proprio per questo, se l’oligarchia s’instaura nei nostri regimi, deve per forza, e spesso ci riesce, mascherarsi in forme democratiche. Sicuramente non può ricorrere alla violenza palese per forzare il consenso.

All’interno di tale processo di mistificazione, le oligarchie cercano di svuotare della sua vera vocazione l’apparato istituzionale, con cui la democrazia si manifesta, per favorire il predominio dei loro interessi. Zagrebelsky le chiama: “oligarchie con forma democratica”. Esse hanno solo due obiettivi ben chiari e ben precisi: il potere e il denaro. Il denaro nutre il potere e il potere produce denaro. È un circolo vizioso, un uroboro. Un mezzo che è diventato fine, che rispecchia la chiusura in se stessa della stessa élite oligarchica “in gruppi autoreferenziali, insicuri di sé, assediati dal mondo degli esclusi, rinchiusi in ghetti esclusivi, forse dorati, ma certamente artificiali, talora perfino militarizzati”.

In passato l’unico modo di produrre denaro con il denaro era l’usura. Ora la finanziarizzazione dell’economia, anche in dimensione mondiale, ha sostituito il capitano d’industria e la speculazione realizza l’obiettivo di creare denaro col denaro in modo legale.

Anche il concetto democratico dell’eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge è superato da privilegi fuori dalle regole valide per tutti, camuffati e resi legali dalle leggi ad hoc.

Le oligarchie, dice Canfora, non si autodefiniscono mai con questo termine. Preferiscono il termine “aristocrazia” perché gli “aristoi”, nell’antica Grecia, erano i migliori, i più competenti, per questo il potere era ritenuto di loro spettanza. È infatti piuttosto frequente l’aprioristica accusa di incapacità di governare lanciata a coloro che non provengono dall’establishment e si affacciano alla politica.

D’altronde questa concezione della politica è diffusa anche oggi a tal punto che spesso troviamo la parola “populismo” in netta antitesi con l’aristocrazia. Il populismo non è precisamente un tipo di democrazia che fa gli interessi del popolo, solo perché lo rivaluta e gli attribuisce tutte le migliori caratteristiche. Anch’esso, come la classe politica asservita all’oligarchia, utilizza una retorica volta prevalentemente a guadagnare consenso, non è detto che poi gli atti di governo sempre debbano fare gli interessi del popolo. Si parla in questi casi di post-verità, vale a dire di una verità non importante ai fini del discorso politico, quello che conta è l’impatto emotivo volto a guadagnare l’approvazione dei votanti.

Le oligarchie dominanti preferiscono sempre rimanere dietro le quinte e lasciare il lavoro nelle istituzioni ufficiali ai politici di loro fiducia. Così accade che spesso il cittadino è vittima di una inconsapevole sudditanza verso gruppi sconosciuti. Anche i gruppi oligarchici sono talvolta in competizione fra di loro, ma risolvono i loro problemi in ambienti al di fuori della portata di chi non appartiene alla loro cerchia. La politica viene messa in scena per distogliere l’attenzione del pubblico dalla realtà del potere i cui veri giochi rimangono irraggiungibili ai più. E’ in questo ambito che vengono discussi i problemi più importanti.

Il denaro e il potere hanno la caratteristica di non bastare mai, nota ancora Canfora, le oligarchie hanno la tendenza di accumularne all’infinito. Diversamente invece gli animali non accumulano oltre al necessario per saziarsi. Non è vero che i poveri sono avidi di beni materiali, sono i ricchi a non esserne mai paghi.

Questa avidità illimitata è frutto di una natura malvagia che ha inserito un istinto innato nell’uomo oppure è solo un fatto culturale acquisito dall’uomo dall’ambiente, dalle usanze, dalla sua evoluzione in habitat più o meno ostili? Il fatto che solo certe categorie di persone sentano il bisogno di accumulare senza fine denaro e potere, dimostra chiaramente che non è un fattore genetico innato in tutti. L’obiettivo fondamentale dell’uomo è la felicità, cosa questa non necessariamente legata al denaro e al potere.

Allora possiamo credere e sperare che possa essere possibile tenere sotto controllo queste tendenze distruttive della società che oggi invece dominano incontrastate.

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